AZZANO DECIMO - Insultato per il colore della pelle. Ancora una volta. E per il calcio dilettanti del Friuli Venezia Giulia è l’ennesima macchia in una stagione che dal punto di vista disciplinare non sarà ricordata come la migliore di sempre. In questo caso, però, per raccontare la vergogna delle offese razziste non bisogna aspettare il solito comunicato del giudice sportivo: è stato direttamente l’arbitro, infatti, ad accorgersi di quanto stava succedendo e a fischiare due volte. Tradotto, partita sospesa e caos. E poco importa che dopo un quarto d’ora di conciliabolo negli spogliatoi si sia deciso di riprendere il gioco. La decisione è maturata solo e soltanto per non provare il “fastidio” di dover tornare in campo magari a metà settimana per giocare i minuti mancanti. I fatti, invece, restano eccome.
L’ennesimo episodio di razzismo ha sporcato ieri la partita tra il Tiezzo e la Sacilese. Seconda Categoria, Girone A. Quello pordenonese. Al minuto 88, con il risultato fermo sul 4-3 per il Tiezzo (padrone di casa), l’escalation. Vicino alla recinzione del terreno di gioco c’è un fallo fischiato dall’arbitro, l’udinese Fabio Bianchin. È in quel momento che da parte di uno o più sostenitori partono gli insulti razzisti. Il destinatario è un giocatore di colore della Sacilese (autore dell’intervento falloso), un giovane che vive in uno dei comuni sul Livenza. Il direttore di gara sente tutto, porta il fischietto alla bocca e sospende immediatamente la partita. Decisione da regolamento. Le due squadre rientrano negli spogliatoi.






