POLVERARA (PADOVA) - «Un equivoco, probabilmente frutto del modus operandi dell’arbitro, ma di sicuro nulla che abbia a che fare neanche lontanamente con il razzismo. Su questo ci metto la mano sul fuoco». Michele Gottardi, presidente della dell’Aia di Venezia, difende con forza l’operato dell’arbitro della sezione veneziana che domenica scorsa a Polverara, nel Padovano, in occasione del match tra San Fidenzio Polverara e San Precario (Seconda categoria) durante la consueta procedura di riconoscimento pregara ha chiesto ad un dirigente della società ospite di esibire il permesso di soggiorno per due giocatori extracomunitari presenti nella distinta ufficiale di gara.

Una richiesta inconsueta, che ha sollevato le proteste del San Precario, il cui presidente Roberto Mastellaro ha parlato di comportamento “discriminatorio” da parte del direttore di gara, la cui condotta è stato segnalata al presidente regionale con la richiesta di fare chiarezza sull’accaduto.

«Posso garantire che il ragazzo è in buona fede e non c’era alcun intento discriminatorio - la replica del presidente dell’Aia veneziana - ci tengo a sottolinearlo, la sua è stata una richiesta motivata unicamente dal fatto che, come arbitro, aveva l’obbligo da regolamento di identificare il giocatore. E per lui, che per ragioni professionali è abituato a chiederlo, il permesso di soggiorno ha lo stesso valore di una carta d’identità o della patente, tutto qui». Il problema, spiega sempre Gottardi era nato perché i due giocatori non avevano la tessera federale ed avevano presentato una fotocopia di una tessera sociale, ritenuta però non valida ai fini del riconoscimento.