POLVERARA (PADOVA) - «Il mio compagno ha mostrato il permesso di soggiorno aggiungendo però di essere stupito. Gioca in Italia da sei anni ed era la prima volta che gli accadeva. A quel punto l’arbitro gli ha replicato: “Ti spiego come funziona, siamo in Italia e io devo verificare che tu abbia il diritto di essere qui”».

È il racconto di un giocatore del San Precario che domenica è stato testimone diretto del caso arbitrale che ha fatto scoppiare una polemica anche a livello nazionale. A distanza di quattro giorni, non si placa l’incredulità mista a rabbia da parte dei dirigenti della polisportiva padovana San Precario che adesso si dicono pronti a portare anche questo racconto davanti alla Procura federale.

Prima della gara, valida per il campionato di calcio di Seconda categoria, disputata a Polverara tra i padroni di casa del San Fidenzio e il San Precario, al momento del riconoscimento dei giocatori attraverso la presentazione delle “distinte” ufficiali, l’arbitro veneziano L.P. ha chiesto che per due atleti africani della formazione padovana venisse esibito anche il permesso di soggiorno. La sezione arbitrale di Venezia ha difeso l’operato del proprio fischietto ma adesso la società padovana torna all’attacco con una durissima nota ufficiale.