A quattordici anni di distanza, e alla luce di quanto successo sulla MV Hondius, Ralph Hasenhuttl ricorda l'infezione da hantavirus che nel 2012 lo colpì in maniera improvvisa e grave. Pulendo la terrazza di casa, l'allenatore austriaco entrò in contatto con il virus, sviluppando sintomi come febbre alta, dolori muscolari e difficoltà respiratorie. Senza una cura specifica, quei giorni furono un vero e proprio incubo, che oggi viene ricordato anche come monito sulla prevenzione delle malattie rare trasmesse dai roditori.
Hasenhuttl ha raccontato di come tutto sia cominciato in maniera apparentemente innocua, mentre spazzava la terrazza di casa senza protezioni. «Non pensavo che potesse succedere qualcosa di grave», ha detto, ricordando i primi sintomi: febbre alta, mal di testa e dolori muscolari diffusi. Nei giorni successivi, la situazione peggiorò rapidamente. L'allenatore ha spiegato che ogni gesto quotidiano diventava faticoso: «Alzarmi dal letto era uno sforzo enorme, respirare mi sembrava impossibile. Avevo dolori dappertutto, un senso di stanchezza che non avevo mai provato prima». Hasenhüttl ha raccontato di aver vissuto momenti di vera paura, pensando di non farcela. «Ogni giorno mi chiedevo se ce l’avrei fatta. Non esisteva una cura per l'hantavirus, e sapevo che il rischio era serio». I medici che lo hanno seguito hanno gestito i sintomi con terapie di supporto, monitorando attentamente la respirazione e la febbre. «Il loro aiuto è stato fondamentale. Senza il loro supporto costante non so come avrei fatto», ha detto. Ha anche spiegato quanto la vicenda gli abbia lasciato un ricordo indelebile: la consapevolezza della fragilità della vita e la paura improvvisa di trovarsi di fronte a un nemico invisibile. «È qualcosa che ti cambia. Ti fa capire quanto anche le azioni più semplici possano avere conseguenze inaspettate», ha concluso, sottolineando l'importanza della prevenzione e della prudenza nelle attività quotidiane.











