La risposta dell’Iran è arrivata: no al piano Usa. Non è quella attesa da Donald Trump. Sul social Truth, il presidente americano l’ha definita «totalmente inaccettabile» e ha accusato Teheran di «aver fatto giochetti e preso in giro gli Stati Uniti e il resto del mondo per 47 anni».

L’avvertimento nei confronti della Repubblica islamica è stato netto. «Ci hanno fatto aspettare, hanno ucciso la nostra gente con le loro bombe lungo le strade, hanno sterminato 42mila manifestanti innocenti, ridendo del nostro Paese» ha tuonato il capo della Casa Bianca, ma ora «non rideranno più».

La reazione di Trump è stata una delle più dure delle ultime settimane. Nel suo gioco di offerte e minacce, il presidente Usa aveva voluto dare credito al negoziato. Almeno pubblicamente. Ma la risposta è stata al di sotto delle aspettative americane. Teheran, secondo quanto riportato dai media iraniani, ha respinto le richieste statunitensi perché avrebbero «significato la sottomissione» a Trump, riferisce la televisione di stato Press Tv. Il piano iraniano prevedeva invece il pagamento di riparazioni di guerra da parte di Washington e riaffermava la sovranità dell'Iran sullo Stretto di Hormuz. L'Iran chiedeva poi la fine delle sanzioni e il rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese. E puntava poi a un accordo complessivo sul programma nucleare e la fine della guerra in tutto il Medio Oriente, compreso il Libano. Oltre a garanzie internazionali sull’accordo. Non è un caso che ieri l’ambasciatore iraniano in Cina, Abdolreza Rahman Fazli, abbia sottolineato che Pechino, dove a giorni è atteso Trump, «può fungere da garante».