"Trump deve capire che ogni minaccia e ultimatum all'Iran è un atto di guerra. Gli attacchi sferrati dai combattenti contro i punti strategici di Dimona e Haifa nelle ultime ore, oltre a fondamentale la strategia militare iraniana, sono stati un messaggio chiaro in risposta agli ultimatum di due e cinque giorni lanciati dagli Stati Uniti", ha scritto sui social network il comandante delle Forze aerospaziali dei Guardiani della Rivoluzione, Seyed Majid Mousavi. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che Teheran sta "monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare gli schieramenti di truppe", avvertendo Washington di non sacrificare soldati americani per le "illusioni" del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu."
Gli Usa stanno ammassando una forza di invasione terrestre di 7 mila uomini ai confini con l'Iran. I vertici del Pentagono hanno ordinato l'invio in Medio Oriente di 2 mila paracadutisti dell'82ª Divisione Aviotrasportata, quella che nella Seconda guerra mondiale partecipò allo Sbarco in Sicilia, prima, e poi allo Sbarco in Normandia. In viaggio ci sono anche 4.500 Marines. Secondo quanto riferito dai media americani il presidente Donald Trump sarebbe pronto a sferrare un'invasione su vasta scala se Teheran continuerà a respingere le aperture diplomatiche. Il piano in 15 punti, modellato sull'accordo per Gaza, richiederebbe all'Iran di smantellare le capacità nucleari e missilistiche a lungo raggio, di aprire lo Stretto di Hormuz e di abbandonare i gruppi terroristici che finanzia, in Medio Oriente e nel mondo. Tra questi Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen.







