SEDICO (BELLUNO) - Il judo dovrebbe insegnare l'autocontrollo e la gestione delle emozioni. Dovrebbe. Impossibile gestire il tourbillon di dolore, incredulità, strazio e sgomento che in queste ore è piombato su Sedico e sulla piccola comunità del Doushin Dojo Asd, la scuola di judo e arti giapponesi frequentata anche dal piccolo Lucas De March, il bambino morto venerdì scorso in un tragico incidente. Nelle sale dell'associazione sportiva sono giorni di silenzio e costernazione profonda. Anche perché nella palestra di judo il piccolo Lucas ci era stato anche venerdì pomeriggio, giusto qualche minuto prima della sciagura. Aveva finito la sua lezione alle 17, raccontano con una tristezza indicibile dal Doushin Dojo. Poi era uscito, accompagnato dai familiari ed era andato come d'abitudine a trovare il papà nell'azienda di famiglia. E proprio lì, alle 18.30, è stato schiacciato dal muletto che ha posto fine alla sua giovanissima vita. «Una disgrazia enorme, la notizia ci ha lasciato senza parole – dice Loris Giopp, il presidente del Doushin Dojo -. Ci stringiamo alla famiglia e faremo del nostro meglio per stare vicini ai genitori in questo momento terribile. E anche per dare un sostegno ai compagni di Lucas, che molto probabilmente non sanno ancora dell'accaduto». Il problema, in questi casi, è sempre la gestione delle emozioni in chi rimane. E quando ci sono di mezzo bambini, i compagni di gioco e di squadra di un piccolo che aveva solo 6 anni, non si può lasciare nulla al caso. Ecco perché negli asili e nelle scuole elementari frequentati dagli amici di Lucas sarà attivato un servizio di supporto psicologico. Alle maestre, a quanto è dato sapere, è stato chiesto di non parlare della tragedia di venerdì scorso, ma di aspettare l'arrivo degli psicologi, che avverrà già nei primi giorni della settimana. Saranno gli specialisti a introdurre l'argomento, così da accompagnare nel migliore dei modi – ammesso che ci sia un modo migliore per spiegare la morte di un bambino di 6 anni – l'elaborazione della notizia e del lutto. «E anche noi aspetteremo – dice Giopp – in modo da accompagnare i compagni di Lucas e tutta la nostra piccola comunità, che oggi è distrutta e piegata dal dolore».