Ieri è partito un corso per insegnare a usare la bici alle donne immigrate. «Sotto questo sole è bello pedalare, sì / Ma c’è da sudare». Diffondiamo Sotto questo sole, di Francesco Baccini e Ladri di Biciclette, perché con la primavera sbocciata e l’estate alle porte l’iniziativa del comune di Mira (Venezia), l’evento ha bisogno di questa colonna sonora. Lo scopo del corso? Favorire l’autonomia e l’inclusione, come anticipato dal Gazzettino. Quindi alle 9.30, precisamente in via Oberdan, le signore più o meno giovani si sono alzate sui pedali, o almeno ci hanno provato, scatenando la bagarre politica. L’idea, dal titolo “Libere in bicicletta”, è stata introdotta dall’amministrazione comunale di Mira in collaborazione con la Fiab Amici della Bicicletta e la Cooperativa Olivotti.
«Dal nostro punto di vista», ci dice telefonicamente il segretario leghista di Mira Denis Gennari, «l’integrazione non si ottiene con questi metodi. Anzi quello andato in scena oggi- ieri, ndr- si configura come una discriminazione nei confronti degli italiani. A un nostro gazebo un signore mi faceva notare che suo figlio, che non ha ancora imparato ad andare in bici, non può partecipare al corso venendo così discriminato». Gennari è un fiume in piena. «Se fai eventi su base religiosa, in questo modo, escludi gli altri cittadini. Non mi pare il modo giusto per fare inclusione». Un’amministrazione ideologizzata? «La giunta è di sinistra, diciamo molto di sinistra e ha un occhio di riguardo per tutti quei progetti che, di fatto, discriminano i miresi. SenA questo punto il sindaco, Marco Dori, ha preso parola. Dopo aver presentato sui propri social la giornata - con tanto di locandina che reclama «impara ad andare in bicicletta in sicurezza!» e ancora «sarà il primo incontro di un ciclo di corsi» - ha attaccato gli oppositori. «La minoranza- diceha le ruote sgonfie se arriva addirittura a polemizzare per delle donne in bicicletta. Un’iniziativa a costo zero, voluta da volontari attivi nel sociale, nella mobilità e nell’integrazione, fatta con bici donate o recuperate e con lezioni di codice della strada organizzate da volontari del settore. Un piccolo progetto in linea con la nostra Costituzione per favorire l’emancipazione femminile», come dichiarato al Gazzettino.













