Cone un fiume carsico, la figura del mediatore - o inviato, o Rappresentante speciale, che dir si voglia - dell'Ue sull'Ucraina riemerge nelle stanze delle istituzioni comunitarie, con alterna verosimiglianza.
Di un profilo che rappresenti l'Unione, se e quando deciderà di sedersi al tavolo con la Russia, se ne parla da mesi. E come spesso accade, quando si parla di nomi, a Bruxelles, si naviga nella nebbia fino ad una manciata di ore prima della decisione ufficiale. Le certezze, anche in questo caso, sono molto poche. Un punto però può essere dato per assodato: non sarà certo Gerhard Schroeder, indicato come preferito da Vladimir Putin, a vestire i panni del negoziatore. Lo zar ha comunque aperto a una figura di cui gli europei "si fidano" purché non abbia mai "offeso" la Russia.
I vertici Ue sono soliti dire che, prima di fare nomi, bisognerà capire i contorni del mandato. Si tratterà di un inviato per l'Ucraina tout court o di una personalità incaricata solo di condurre gli eventuali negoziati per i 27? All'inizio della legislatura a Bruxelles era ad esempio circolato il nome di Enrico Letta come eventuale inviato per la Ricostruzione, tema sul quale l'Ue vuole avere voce in capitolo, avendo sborsato svariati miliardi per Kiev. Negli ultimi mesi, invece, con l'aumentare in Europa delle voci a favore del dialogo con Putin, la caccia al profilo del possibile negoziatore è tornata d'attualità.












