Caccia al mediatore
Se dialogo deve essere, allora serve un mediatore. In Ue le riflessioni sono già partite e una prima rosa di nomi ha iniziato a circolare, seppur senza conferme ufficiali. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha voluto chiarire che “il negoziatore per l’Europa lo sceglie l’Europa, non la Russia. Sarà una decisione presa collegialmente dai 27 Paesi dell’Ue, ma intanto dobbiamo vedere se la Russia vuole veramente la pace, io lo spero”.
Il primo nome, e probabilmente il più gradito a Vladimir Putin, è quello dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Non tanto per il suo passato alla guida dell’esecutivo tedesco, nel corso del quale ha incrociato proprio la prima presidenza Putin, ma soprattutto per il ruolo che ha ricoperto una volta lasciata la politica. L’82enne socialdemocratico, sfruttando i legami creati con Mosca durante il mandato da cancelliere, pochi mesi dopo l’addio è stato nominato a capo del consorzio Nord Stream AG di Gazprom, la multinazionale dell’energia russa controllata da Mosca. Successivamente è stato nominato anche presidente di Rosneft, società sempre della Federazione nel settore petrolifero e del gas naturale. Una figura che, però, rischia di essere troppo sbilanciata sulle posizioni di Mosca e che per questo potrebbe non essere accettata da larga parte dei 27 Stati membri, come dimostra anche la prima reazione di Berlino: “Un mediatore deve essere accettato da entrambe le parti, il che sembra mancare in questo caso – ha dichiarato il ministro di Stato tedesco per l’Europa Gunther Krichbaum – L’ex cancelliere Schröder non ha esattamente dimostrato in passato tutte le qualità necessarie per agire come mediatore neutrale, un mediatore imparziale. Si è certamente lasciato influenzare pesantemente da Putin”.











