È stato già pubblicato su alcuni giornali il nome del sudanese di 34 anni accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Questi, insieme ad altri 67 naufraghi, è sbarcato il 30 aprile scorso a Ortona a seguito del salvataggio da parte della nave Life Support di Emergency.

L’uomo, secondo le forze di polizia, potrebbe essere il presunto “scafista” dal momento che è stato ritrovato in possesso di un gps in lingua araba ed è stato indicato come conducente da due persone che si trovavano sull’imbarcazione. Tali elementi, insieme all’ipotesi che l’indagato possa appartenere a una organizzazione criminale, ha convinto il giudice a convalidare l’arresto e confermare il trasferimento presso il carcere di Madonna del Freddo, a Chieti, considerando infine che il presunto responsabile abbia dimostrato un «disprezzo assoluto per la vita umana, organizzando l’ingresso in Italia dei migranti ed esponendoli a pericolo per la loro incolumità».

Il migrante sudanese, che respinge ogni accusa spiegando di essere stato costretto dal conducente (poi fuggito con un altro gommone per tornare sulle coste libiche), subirà un procedimento penale che a oggi è ancora nella fase di indagini preliminari.