Ora siamo alla rivolta navale. La attuano – e come ti sbagli – le Ong, che tornano a prendere di petto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. È colpevole di voler contrastare gli scafisti del mare, l’immigrazione clandestina, il traffico di essere umani. E loro attaccano accollandogli la colpa dei (prossimi) morti in mare. Un’accusa davvero infame: eppure bastano i dati sugli sbarchi a sbugiardare chi accusa il capo del Viminale. Fermare le navi diventa roba da espiare, il rispetto della legge un’opzione non prevista dalle Ong. Eppure i numeri parlano chiaro: è vero esattamente il contrario rispetto alla tragedia delle morti in mare. Il record degli sbarchi fu collezionato nel 2016 dal governo Renzi, con 181milae passa clandestini arrivati da noi. Lo scorso anno, 2024 per intenderci, ne sono arrivati 66mila, quest’anno – al settimo mese, luglio – poco oltre i 31mila. Nel 2019, col governo gialloverde, ne sbarcarono 11mila, poi balzati a 105mila col governo Draghi. I numeri di quanti muoiono nelle acque del Mediterraneo, sono direttamente proporzionali a quanti partono con i cosiddetti “taxi del mare”. Di qui le norme di Piantedosi e i provvedimenti che puntano a disincentivare le partenze.