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Il 38enne è stato trovato in possesso di un Gps impostato in lingua araba e sarebbe stato riconosciuto dagli altri migranti. Lui sostiene di essere stato “costretto”
Nelle scorse ore è sbarcata a Ortona la nave Ong Life Support con a bordo 68 persone recuperate in mare e provenienti da due distinti eventi. Questo potrebbe essere teoricamente un motivo di fermo per la barca, a meno che i due interventi non siano stati coordinati e autorizzati dalle autorità italiane, che hanno assegnato il porto dopo il primo recupero. Ma poco dopo lo sbarco, non appena ultimate le verifiche e sentiti tutti i migranti, un sudanese di 34 anni è stato fermato dalla Squadra Mobile di Chieti.
Come da prassi, infatti, gli agenti hanno effettuato gli accertamenti investigativi finalizzati a individuare eventuali responsabili del traffico di migranti, identificando nel 34nne il responsabile di uno dei barchini sui quali è intervenuta la nave Ong. Il sudanese si trova attualmente rinchiuso nel carcere di Chieti e quando è stato perquisito è stato trovato in possesso di un dispositivo Gps impostato in lingua araba, elemento ritenuto di interesse investigativo da cui, secondo la ricostruzione dei fatti, è stato individuato quale presunto responsabile per l'attività di ingresso illegale nel territorio dello Stato. Sono state fondamentali anche le testimonianze delle altre persone che si trovavano con lui sul barcone.






