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Secondo i giudici, i migranti per i quali non viene convalidato il trattenimento in Cpr devono essere liberati subito senza aspettare le 48 che prevede la norma
Nuova sentenza pro-migranti dalla Corte di Cassazione, che ha sollevato dubbi di incostituzionalità per la norma che prevede che il richiedente asilo resti all'interno del centro fino alla decisione sulla eventuale convalida del provvedimento di trattenimento. Per i giudici del Palazzaccio sarebbe "rilevante e non manifestamente infondata" la questione di legittimità anche a fronte di quanto dichiarato dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, dal Patto internazionale sui diritti civili e politici e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
Con questa convalida, nel caso in cui al migrante non venga convalidato l'obbligo di permanenza nel Cpr, dev'essere immediatamente garantita l'uscita dello stesso e non ci sono più le 48 ore di margine per le autorità. Il provvedimento è arrivato in risposta a un migrante del Senegal che aveva fatto ricorso dopo essere stato condotto del centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania. Quando non gli è stato convalidato il trattenimento in Albania, è stato trasferito in Italia ed è stato condotto nel Cpr di Bari dal 4 al 5 luglio, prima di essere fatto uscire in via definitiva. Secondo i giudici, questo rappresenta una "evidente lesione del bene primario della libertà personale".






