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Prima era un faro per tutti, oggi l'Europa fa a gara per evitarlo
Cambiano i tempi. Neppure tanti anni fa l'influenza dei leader delle medie potenze, quelle che affollano la Ue, si misurava sulla vicinanza ai capi delle grandi, in special modo Stati Uniti e Mosca: un abbraccio più caloroso, un incontro più lungo e una battuta di spirito divertita con pacca sulle spalle da parte dell'Inquilino della Casa Bianca o dello Zar, aumentavano l'appeal internazionale di un capo di governo europeo. Ora siamo agli antipodi. Putin è emarginato, per i leader democratici è diventato un lebbroso: l'aggressione all'Ucraina ormai da quattro anni lo ha condannato alla condizione di reietto. Adesso sia pure in maniera diversa, sia pure con maggior cautela visto il ruolo degli Usa in Occidente l'immagine del «tossico» sul piano dei consensi, il personaggio da tenere a distanza nella mente dei leader europei sta diventando pure Trump: nelle parole di Macron, Mertz e Starmer c'è sempre una riserva.






