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L’Europa chiude le maglie all’immigrazione irregolare e rimette al centro le leggi per il contrasto agli ingressi non autorizzati e per i rimpatri

Con buona pace della sinistra dell'accoglienza per tutti, l’Unione europea ha cambiato passo sull’immigrazione. Con l’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi quattro anni fa, anche a Bruxelles ci si è resi conto che l’idea di permettere a chiunque di rimanere non è sostenibile. Il welfare di tutti i Paesi europei ha subito un declino importante a causa dell’impossibilità di fare fronte a costi superiori senza adeguati introiti in aumento e, soprattutto, sono sorti problemi di sicurezza che l’Europa non contemplava fino a pochi anni fa. In quest’ottica vanno lette le parole di Magnus Brunner, commissario europeo per gli affari interni e la migrazione, esponente del Partito popolare austriaco ÖVP, oggi a Bolzano in occasione del “Forum Sicurezza e Migrazione”. “Siamo noi in Europa a dover decidere chi può venire in Europa e chi può rimanerci, e non i trafficanti di esseri umani: chi non ha diritto di soggiorno deve lasciare l'Ue. L'immigrazione clandestina non ha nulla a che vedere con l'umanità, anzi, è l'opposto”, ha scandito Brunner alla platea, ribadendo quella che è la nuova linea europea, che si è concretizzata con il nuovo patto per le migrazioni e che entrerà in vigore a giugno.