L’autobus strapieno, il nervosismo crescente e poi, mentre le porte si aprivano, lo spray al peperoncino spruzzato verso la conducente e con due passeggeri coinvolti loro malgrado. E l’ennesima “aggressione” su un bus urbano, denunciata dal segretario generale Faisa-Cisal Firenze, Luigi Barba, diventa l’occasione per ribadire la necessità di misure per la sicurezza degli autisti e chiedere la convocazione di un tavolo con prefettura, questura, Autolinee Toscane, enti locali e organizzazioni sindacali.
L’ultimo episodio a scapito di una conducente si è verificato venerdì 8 maggio, sul bus della Linea 23. Una donna, italiana, in forte sofferenza per il crescente sovraffollamento del bus, ha iniziato a urlare fino a quando, in via XXVII aprile, sarebbe stata invitata a scendere per potersi affidare a un mezzo meno congestionato. Mentre scendeva, la spruzzata che ha coinvolto più persone. Per la conducente, problemi respiratori e prognosi di due giorni. Faisa Cisal sostiene che le azioni del Protocollo sulla sicurezza, siglato lo scorso dicembre, non abbiano sortito effetti concreti. Né ci sarebbe stata risposta, da marzo, a una richiesta di incontro con le parti coinvolte. Ora il segretario generale fiorentino Barba chiede la convocazione di un tavolo prefettizio. Per Faisa-Cisal bisognerebbe accelerare sull’isolamento totale del posto guida, già realizzato su buona parte dei mezzi, e sull’aggiornamento delle percorrenze dei mezzi «per un servizio più efficiente, che scongiuri alcuni eccessi da parte dell’utenza» dice Barba. Chiesti anche l’aumento di presìdi delle forze dell’ordine sulle linee critiche, l’attivazione di un pulsante anti-aggressione, tempistiche certe per l’installazione di sistemi di videosorveglianza e il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro per aggressione. In caso di mancata convocazione del tavolo prefettizio, Faisa-Cisal annuncia possibili iniziative sindacali e legali.














