“Una rondine non fa primavera”, diceva un vecchio proverbio e mai come in questi anni di crisi climatica è diventato attuale. Le rondini, le più comuni specie di uccelli che sappiamo fin dai banchi di scuola dei loro viaggi annuali tra l’Europa e l’Africa, a causa delle temperature alterate sono diventate un caso di studio. Le primavere sempre più anticipate, stanno infatti creando una sorta di “sfasamento ecologico” tra il loro ritorno per nidificare e la disponibilità di cibo. Accade questo: mentre gli insetti di cui si nutrono le rondini a causa delle temperature più alte compaiono settimane prima rispetto al passato, i loro tempi migratori (ma vale anche per altre specie) sono più lenti da modificare. E non è che lungo quelle migliaia di chilometri che percorrono ci sia qualcosa di migliore. Le rotte migratorie dipendono da “stazioni di sosta” dove si riposano e si alimentano. Se questi ambienti spariscono o si modificano, aumenta la loro mortalità. Desertificazione, eventi estremi diventati più frequenti, incendi e riduzione delle zone umide, aumentano i rischi per la loro sopravvivenza.
BIODIVERSITÀ
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