La verità sul cambiamento climatico? Arriva dai pipistrelli. Mammiferi longevi (arrivano fino ai quarantuno anni di età) e a riproduzione lenta (di norma, hanno un piccolo all’anno), sono tra gli animali più sensibili all’impatto umano. E stanno offrendo informazioni preziose sul rapporto tra climate change e biodiversità. Già, perché le ondate di calore, sempre più frequenti subito dopo i parti, stanno uccidendo i piccoli di diverse specie nei loro rifugi, non solo in quelli artificiali (le cosiddette “bat box”), ma anche negli edifici e perfino nelle cavità degli alberi. “Sono segnali inequivocabili, tanto più perché arrivano dagli animali, che non votano, non formano lobby e non hanno tessere di partito. – spiega Danilo Russo, ecologo dell’Università Federico II di Napoli e tra i massimi esperti internazionali di pipistrelli - Perciò, quando col loro comportamento raccontano i cambiamenti climatici prodotti dall’azione umana, tocca crederci”.

Nuovi equilibri

Così il team coordinato da Russo ha raccolto precise evidenze monitorando il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, lavora da molti anni. In quest’area, le temperature invernali sono aumentate di 4 gradi centigradi in due decenni. Con conseguenze evidenti. “Alcune specie legate ai fiumi stanno spostando le aree riproduttive verso altitudini più elevate, rese ospitali dal clima più mite e dalla maggiore abbondanza di insetti”, spiega Russo. È il caso del vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii), le cui femmine riproduttive sono risalite di 175 metri in 24 anni, seguendo “il caldo che avanza”. Lo fanno sfruttando la rigogliosa vegetazione ripariale dell’area, che offre loro rifugi e cibo. Ancora più rapido l’adattamento del raro vespertilio di Capaccini (Myotis capaccinii), specie legata a grotte e climi caldi: “Appena nel 2023 lo abbiamo registrato a 870 m, dove non era mai stato avvistato”, racconta ancora l’ecologo. Nel luglio 2025 abbiamo osservato una femmina a 1020 m, nel cuore del Parco”.