Prima l'asse con Sánchez, anzi con «Pedro», col quale si sentono di frequente e si danno del «tu». Poi, qualche settimana fa a Barcellona, l'abbraccio col presidente brasiliano Lula, al summit dei progressisti promosso dal premier spagnolo. Ieri un'altra tappa, intorno alla mezzanotte e mezza italiana: il primo faccia a faccia con il suo mito di gioventù, nonché per lungo tempo idolo delle sinistre globali, Barack Obama. Tesse la sua tela internazionale, Elly Schlein. Per farsi conoscere dai leader progressisti del mondo a cui non ha ancora avuto occasione di stringere la mano. Leader come il premier canadese Mark Carney, che l'ha invitata al Global Progress Action Summit di Toronto dove oggi Schlein prenderà la parola nel panel "Costruire il potere democratico", subito prima della conclusione del padrone di casa.

È un altro tassello della strategia della segretaria del Pd. Che prevede di accreditarsi anche di fronte agli interlocutori esteri sempre più come la vera anti-Meloni verso il voto dell'anno prossimo: la giovane leader che riuscirà a sottrarre l'Italia dalla morsa delle destre nazionaliste. E nel frattempo, ampliare il ventaglio di contatti che un domani a Palazzo Chigi potrebbero tornare utili. Un fronte su cui Giuseppe Conte, che è già stato premier, parte inevitabilmente in vantaggio. Ma sono mesi ormai che Schlein lavora per recuperare terreno. Con Sánchez si sa, è nata una vera e propria amicizia anche personale. Tanto che la leader dem non manca mai di citare il successo della ricetta spagnola di «Pedro» quando le chiedono cosa farebbe se approdasse alla guida del governo. Con Obama invece quella di ieri a Toronto era la prima volta. Gli argomenti di certo non mancavano: dall'ordine internazionale e i rapporti Usa-Europa da ricucire dopo il ciclone Trump al progetto progressista per l'Italia della segretaria. Fino all'idea di quella «rete mondiale» delle sinistre che possa fare argine contro l'internazionale "nera", il cui tempo Schlein ne è convinta sta volgendo al termine. E chissà che l'Italia, insieme all'Ungheria dopo il tracollo di Orban, non possa fare da apripista. E poi qualche battuta sui tempi in cui Schlein, ventitreenne ai tempi della prima corsa di Obama nel 2008, faceva volantinaggio per lui negli States, esperienza poi ripetuta anche nel 2012.