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Partito dimezzato nelle amministrative e sconfitto in Galles dopo 100 anni. Il premier resiste, incalzato anche dal verde-populista Polanski

Labour in picchiata nelle elezioni locali nel Regno Unito. Purtroppo per il premier laburista Keir Starmer, le peggiori previsioni si sono avverate e ieri è stata una giornata durissima per il partito di governo britannico, costretto ad ammettere una delle sconfitte più amare di sempre, nonostante alle ultime elezioni politiche abbia messo all'angolo i Conservatori dopo quattordici anni di potere incontrastato. La Gran Bretagna di oggi non è però quella di Tony Blair e Starmer non ha il suo carisma, nel Paese si è fatto strada un malcontento diffuso a tutte le categorie sociali e i risultati elettorali restituiscono l'immagine di un mondo politico profondamente frammentato.

I laburisti hanno perso quasi dappertutto, riuscendo a mantenere il controllo di una manciata di consigli comunali e lasciando gli altri agli uomini di Nigel Farage, indiscusso vincitore di queste amministrative, ma anche agli astri nascenti dei Verdi e ai più coerenti LiberalDemocratici. Mentre i candidati di Reform UK si aggiudicano il controllo del sud dell'Inghilterra, delle Middlands e delle zone dell'ex muro rosso del Nord, i laburisti perdono metà dei loro consiglieri. Una sconfitta ammessa subito dal premier che già nella mattinata di ieri aveva dichiarato di volersi assumere "ogni responsabilità". "Abbiamo perso molti ottimi consiglieri, menti brillanti che hanno messo tutto il loro impegno per il partito e la comunità - ha detto ieri Starmer - e questo fa male. Quando gli elettori ci mandano un messaggio di questo genere è necessario riflettere". Non è tuttavia disposto a dimettersi il primo ministro che ha assicurato di voler condurre il Paese fino alle prossime elezioni e di non volerlo lasciare "nel caos" nel suo momento più difficile. Una dichiarazione accolta bene dai mercati finanziari, meno da alcune frange del partito convinte che la permanenza di Starmer alla sua guida non sia affatto opportuna. "Se si ostina a rimanere in carica potrebbe uccidere il Labour" ha dichiarato senza mezzi termini l'ex capogruppo laburista Ian Lavery, proprio mentre venivano smentite le illazioni che il ministro per l'Energia Ed Milliband avesse già chiesto la testa del premier e che anche altri fossero già pronti a sostituirlo. "Ma è un dato di fatto - sostiene la leader del sindacato Unite, Sharon Graham - che i laburisti non sopravviveranno, a meno che il partito non si decida a prendere le parti dei lavoratori".