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La procura di Pavia ha riascoltato alcuni dei carabinieri che parteciparono alle indagini del 2007 e che lavorarono su quelle tracce repertate a casa Poggi

Sul caso Garlasco si è scritto tutto e il contrario di tutto in questi mesi, oltre un anno, e la speranza era che all’avviso di chiusura indagini si sarebbe fatta chiarezza. Invece no, prosegue la confusione, il tentativo di interpretare ogni dato, tirandolo da una parte o dall’altra. Si è perso il valore della scienza, del dato oggettivo, per tentare di vederlo nel modo in cui è più congeniale, anche forzando la logica dei fatti. Tra gli elementi sottoposti a questo trattamento c’è, indubbiamente, l’impronta 33: per la procura di Pavia che ha condotto questo nuovo filone di indagine è centrale nella scena del crimine, perché sarebbe quella dell’assassino. Assassino individuato nella figura di Andrea Sempio, unico indagato di questo fascicolo.

Fabio Napoleone e i procuratori della sua squadra in oltre anno hanno approfondito ogni elemento possibile per costruire un quadro solido e circostanziato, avvalendosi anche di diverse testimonianze, che non sono solo quelle rese note all’opinione pubblica. Tra queste ci sono anche quelle dei militari che, all’epoca dei fatti, parteciparono all'indagine. Ed è dalle loro parole che emergono informazioni ritenute molto utili dalla procura per collocare l’impronta 33 nella scena del crimine e non in un momento precedente. “C’era una specie di macchia in prossimità di una delle dita, una specie di goccia con degli schizzi”, ha riferito a Napoleone il responsabile della sezione impronte dei Ris. Ed è lui ad aver detto che quell’impronta “faceva senso” perché, a differenza di tutte le altre che si trovavano su quella parete, “sembrava lasciata da una mano bagnata”. Ed è collegandosi a questo che spiega che una reazione così intensa del reagente poteva spiegarsi con “sudore”, “sangue” o “sangue lavato”. A queste conclusioni sono arrivati anche i consulenti della procura di questa inchiesta, che individuano del deposito di “materiale liquido” lasciato dalla mano sulla parete con “una linea di accumulo e (...) alcune proiezioni di gocce (macchie satelliti) che promanano dalle zone di contatto con il muro”.