Concrete novità all’orizzonte non se ne vedono, il quadro complessivo dell’economia globale resta in ambasce. Il fattore energia pesa parecchio, specie in Europa, per il sistema industriale, a cominciare da quello italiano che - da sempre - paga un prezzo ben superiore a quello dei competitor europei - leggasi Francia e Germania- che godono dell’utilizzo sia dell’energia nucleare che di quella dei fossili. L’ulteriore consistente aggiustamento verso l’alto dei prezzi di gas e luce rischia di far diminuire di molto il fattore competitivo, che già non è ai livelli dei due partner continentali citati. Hanno quindi ragione il Governo e Confindustria a richiedere all’Europa di poter uscire temporaneamente dai limiti di deficit, almeno per la parte riguardante l’energia. In aggiunta alla problematica del costo energetico, si sta manifestando una riduzione particolarmente drastica della disponibilità di fertilizzanti, che va a incrementare i costi necessari per la realizzazione delle colture agricole, sia in termini di qualità che di quantità per le materie prime, da cui sta derivando una prima accelerazione dei prezzi al consumo di tutti i prodotti agricoli, aumenti di prezzo che incidono parecchio sul carrello della spesa delle famiglie, insieme alla bolletta energetica, innescando così un balzo in avanti dell’inflazione, che fa un pendant negativo col potere d’acquisto. Potere d’acquisto che stava recuperando grazie ai rinnovi contrattuali di buona parte delle categorie economiche private e pubbliche.