C'è entusiasmo tra le stanze della Commissione europea sui risultati ottenuti a due anni dalla piena entrata in vigore del Digital markets act (Dma), il regolamento sui mercati digitali pensato per porre un freno alla tracotanza dei giganti tecnologici che ormai controllano le nostre vite (digitali e non). Risale a ottobre 2022 la prima pubblicazione del Dma, ma solo dal 7 marzo 2024 è scattato l’obbligo per le aziende identificate come gatekeeper (cioè quelle realtà che controllano l’accesso ai mercati online) di conformasi alle nuove regole: sono le aziende che generano un fatturato annuo in Europa di almeno 7,5 miliardi di euro (calcolato sugli ultimi tre anni) o hanno un valore di mercato (capitalizzazione) superiore a 75 miliardi di euro.I gatekeeper oggetto della normativa europea sono Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta, Microsoft e, successivamente, è stata inclusa anche Booking. La lista degli obblighi è piuttosto lunga: le grandi app di messaggistica (come WhatsApp o Messenger) devono permettere agli utenti di inviare e ricevere messaggi da altre app simili; gli utenti devono avere la possibilità di scaricare i propri dati da una piattaforma e portarseli via per usarli su un altro servizio in tempo reale; i gatekeeper devono fornire alle aziende che usano le loro piattaforme l'accesso ai dati generati dalle loro stesse vendite; si deve lasciare agli utenti la possibilità di selezionare il browser preferito per la navigazione da smartphone, pc e dispositivi collegati a Intenet e quindi viene esclusa l’impostazione di default.Cosa dice il nuovo documentoDalla prima revisione del Dma – i risultati son contenuti in un documento di una quindicina di pagine – il bilancio risulta più che positivo. Addirittura la Commissione considera il Dma “fit for purpose” (adatto allo scopo) e non sono dunque necessari emendamenti legislativi al momento. Giudicato inoltre prematuro estendere gli obblighi di interoperabilità ai servizi di social network.Stando a quanto dichiarato dalla commissaria europea per la Concorrenza, Teresa Ribera, la revisione "ha dimostrato che nei suoi primi due anni di applicazione, il Dma ha iniziato a produrre risultati tangibili e positivi, rendendo i mercati digitali più equi e più contendibili a vantaggio sia delle imprese che dei consumatori in Europa". E per la titolare della Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, "c'è ulteriore potenziale di cambiamento ancora inesplorato e continueremo a lavorare per garantirne una forte applicazione, al fine di aprire ulteriori opportunità nei mercati digitali dell’Ue”.Quindi tutto bene?Ma davvero sta andando tutto bene? O ci sono questioni ancora da sanare? “Il documento pubblicato dalla Commissione europea certifica lo status quo e di fatto non ci sono novità. E a giudicare dalle reazioni di buona parte degli stakeholder, incluse quelle pervenute nella fase di consultazione, si registra uno scontento generale”, commenta a Wired Italia il professore dello European University Institute Marco Botta. “Il Dma è considerato fit for purpose, ma è difficile concordare. Anche perché non ci sono dati a supporto. A due anni dall’entrata in vigore degli obblighi per i gatekeeper come si sono sviluppati i mercati digitali? Quanti consumatori usano davvero app alternative a quelle degli store delle big tech? Sono nati app store alternativi? A queste domande non c’è risposta”.Secondo il docente se da un lato “la Commissione ha un compito difficile” dall’altro “sono necessari chiarimenti soprattutto di tipo procedurale nelle azioni da intraprendere nei confronti di chi non è pienamente a norma”. E ci si chiede “se la Commissione coinvolga terze parti nelle discussioni e nelle indagini che riguardano le misure da attuare nei confronti dei gatekeeper”, per arrivare a decisioni che aiutino davvero lo sviluppo di un mercato alternativo.Gli unici dati disponibili sono quelli comunicati dalle aziende o aggregati in alcune rilevazione da parte di enti terzi. Ad esempio in una pubblicazione di metà aprile a firma del National bureau of economic research sono stati evidenziati gli impatti riguardo all’uso dei browser.E ci sono notevoli differenze tra le piattaforme: a partire da 15 mesi dopo l'entrata in vigore dell'obbligo, l'utilizzo di Firefox è stato superiore del 113% su iOS e del 12% su Android rispetto a uno scenario di controllo senza obblighi in capo ai gatekeeper. “Questa differenza – si legge nel report – è coerente con le diverse fasi di implementazione, poiché Android ha mostrato le schermate di scelta principalmente sui nuovi dispositivi, mentre iOS le ha mostrate anche sui dispositivi esistenti”.Le multe a Apple e MetaÈ bene ricordate che ad aprile di un anno fa la Commissione Ue ha sanzionato Apple e Meta per 700 milioni per violazione delle regole anti-steering (impediva agli sviluppatori di app di informare gli utenti su opzioni di abbonamento più economiche fuori dall'App Store) e Meta per circa 200 milioni in merito al pay or consent (paga o acconsenti al tracciamento), modello giudicato non pienamente conforme alla libertà di scelta imposta dal Dma. E riguardo ad Alphabet (ovvero Google) la Commissione Ue ha inviato nei giorni scorsi alla società le proprie conclusioni preliminari nell'ambito del procedimento di specificazione avviato il 27 gennaio 2026. Google, sostiene l’Europa, deve garantire a terzi l’accesso effettivo e l'interoperabilità con le funzionalità chiave di Android in particolare sul fronte dei servizi di intelligenza artificiale forniti dai competitor. L’azienda ha tempo fino al 13 maggio per presentare le proprie osservazioni.Per l’Europarlamento misure deboliDopo appena due giorni dalla pubblicazione del report, il Parlamento europeo con una risoluzione vincolante ha invitato la Commissione ad applicare rapidamente e in modo coerente la legge europea sui mercati digitali e a fare pieno uso dei suoi poteri esecutivi.È su Google, TikTok, Microsoft e Booking che gli eurodeputati inviato la Commissione a fare chiarezza e un maggiore controllo. “Il Parlamento mette in guardia contro le pressioni politiche di paesi terzi volte a indebolire il Dma e sottolinea che tali interferenze non devono compromettere la sovranità e l’autonomia dell’UE nell’applicazione delle proprie norme”, si legge nella nota che annuncia la risoluzione. E sulla questione delle multe gli eurodeputati esprimono rammarico “per le sanzioni modeste inflitte a Meta e Apple” sottolineando la “necessità di sanzioni più efficaci e proporzionate per garantire un adeguato effetto deterrente”.Tanto più considerando che i proventi delle multe finiscono direttamente nel budget del Bilancio dell'Unione e che molte delle risorse vengono usate per finanziare le spese correnti. Di conseguenza, i contributi che i singoli Stati devono versare ogni anno a Bruxelles vengono ridotti proporzionalmente. In pratica, le multe alle grandi aziende servono anche ad alleggerire, anche se di poco, le tasche dei contribuenti europei.Sul fronte politico gli eurodeputati italiani più convinti sono quelli dell'arco progressista. Per Brando Benifei (Pd) “il Digital markets act è uno strumento fondamentale per evitare che i grandi colossi, spesso non europei, usino la loro forza economica per mettere fuori mercato i competitori, alzare i costi e bloccare gli utenti dentro ecosistemi da cui non riescono più a uscire. Servono norme più nette da parte della Commissione”. E secondo Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 stelle “a quasi quattro anni dall’approvazione del Dma poco o nulla è cambiato. I procedimenti avviati non hanno prodotto i risultati sperati e oggi siamo davanti a una nuova e più pericolosa insidia: l'attacco al mondo dell'editoria e del giornalismo”, nel riferirsi a strumenti come l’AI Overview di Google. “Se la Commissione europea non sta al passo dell'intelligenza artificiale rischia di arrivare troppo tardi, quando le grandi piattaforme avranno lasciato solo le macerie e noi non possiamo permetterlo”.L’effetto boomerang su costi e servizi onlineInsomma sul Dma c’è ancora molto da fare e a sollevare le maggiori criticità sono proprio le big tech, che dopo aver criticato aspramente la misura nel corso degli anni, tornano a far sentire la loro voce proprio a seguito del documento appena pubblicato dalla Commissione europea. “Nonostante l’obiettivo di promozione della concorrenza il Dma sta causando ingenti perdite economiche in Europa con un calo del fatturato totale nei settori considerati fino allo 0,64% all'anno da maggio 2023” sottolinea a Wired Italia la Computer & Communications Industry Association (Ccia Europe), che rappresenta alcune delle principali aziende tech a livello globale, per intenderci fra i membri ci sono proprio Google e Meta e Amazon."Questi impatti derivano dalla minore personalizzazione, dall'aumento dei costi di transazione e dalla perdita di preziose integrazioni con le piattaforme. I settori più colpiti sono quello alberghiero che registra fino a 14 miliardi di euro di perdite annue e quello del commercio al dettaglio, oltre 4,4 miliardi l'anno”, quantifica l’associazione. Inoltre da un loro sondaggio pubblicato lo scorso settembre è emerso che per due terzi dei consumatori sono necessari più clic o termini di ricerca più complessi per trovare ciò che si cerca. Tra coloro che effettuano ricerche frequentemente, il 61% dichiara di dedicare fino al 50% di tempo in più alle ricerche rispetto a prima dell'entrata in vigore del Dma."Le frustrazioni sono evidenti nelle attività quotidiane, dalla prenotazione di un viaggio alla ricerca di un lavoro. Il 42% di chi viaggia spesso afferma che le ricerche di voli e hotel sono peggiorate, un quarto trova più difficile trovare offerte di lavoro pertinenti su LinkedIn e il 35% afferma che l'integrazione di Google Maps è peggiorata. E ancora: un numero significativo di consumatori segnala anche un calo della personalizzazione per i servizi che utilizzano quotidianamente, tra cui la pubblicità online (39%) e i contenuti in streaming e video (33%)”, puntualizza la Ccia a Wired Italia.Tv connesse e assistenti virtualiMa c’è un altro fronte che si è appena aperto: oltre una decina di associazioni che rappresentano le principali emittenti tv e il mondo dei media hanno inviato una lettera congiunta alla commissaria Ribera in cui chiedono di includere nel perimetro dei gatekeeper i sistemi operativi per le Tv connesse e le piattaforme di assistenti virtuali. “Il mercato UE dei sistemi operativi per TV connesse si sta concentrando sempre più attorno a grandi piattaforme di ecosistema”, si legge nella lettera in cui ci sono anche dati di mercato. Dal 2019 al 2024 Android TV ha aumentato la sua quota di mercato dal 16% al 23%; Amazon Fire OS è cresciuto dal 5% al ​​12%, grazie a un modello duale che combina dispositivi proprietari e licenze a produttori di TV di terze parti, il sistema operativo Tizen di Samsung ha mantenuto una quota di mercato del 24%. “È fondamentale che la Commissione designi i principali sistemi operativi TV come gatekeeper e garantisca un'adeguata supervisione per assicurare equità e contendibilità”.Un'altra categoria di servizi che starebbe esercitando un potere di controllo nel settore dei media è rappresentata dagli assistenti virtuali. “La mancata designazione degli assistenti virtuali come gatekeeper – si legge ancora nella lettera – crea un vuoto normativo, consentendo a potenti assistenti AI di diventare di fatto i custodi dei contenuti multimediali attraverso telefoni cellulari, altoparlanti intelligenti e servizi di infotainment per autoradio”.