Il racconto di un alpino, che spiega di essere stato insultato da alcuni antagonisti mentre era con due amici. “Ci dicevano guerrafondai, ma è solo ignoranza”. Ora indaga la Digos
La vicenda è avvenuta nella zona di via della Maddalena, nel centro storico (foto Fornetti)
Genova – In piedi nella chiesa di San Giovanni Evangelista, alla Commenda di Prè, Renato Cosaro sostiene il vessillo del suo gruppo di alpini, attendendo una cerimonia a loro dedicata. Alpino anch’egli, su Facebook ha raccontato dell’aggressione – per fortuna senza conseguenze fisiche – subita nella notte fra giovedì e oggi, venerdì 8 maggio, nella zona di via della Maddalena, nel centro storico, dov’è ubicato il bed&breakfast che lo ospita. E ha ricordato il furto della penna del cappello che ha subito.
Ora su questa vicenda indagano gli agenti della Digos. “Non avrei fatto neppure denuncia, ma la polizia ha visto il video su Facebook ed è venuta all’alzabandiera a chiedermi cosa fosse accaduto – racconta Cosaro – Quello che resta è soprattutto il dispiacere nell’aver sentito questi ragazzi darci dei guerrafondai. Ma cosa c’entra, questa è ignoranza. E’ la cosa che fa più male”.
Cosaro racconta che “stavamo rientrando con due amici alpini al bed&breakfast quando abbiamo visto questa ventina di ragazzi in strada che discuteva con qualcuno ai piani superiori del palazzo”. Lui li descrive come “giovani sinistroidi”, verosimilmente antagonisti. “Credo gli avessero tirato un gavettone. Fatto sta che passiamo, sembrava però un momento solo di caciara e basta e io fatto il gesto della hola, per scherzare. Ma a quel punto ci siamo accorti che ci stavano seguendo. Uno ha provato a prendere il cappello a uno degli altri che erano con me. L’altro amico mi ha detto: “Guarda che non hai più la penna”. Se la stavano passando di mano in mano e sono andato a vedere di recuperarla là dove mi sembrava che l’avessero messa. Ma sono partiti gli insulti e abbiamo pensato che fosse meglio andarcene”. In chiesa Cosaro arriva con la penna al suo posto, dopo averne trovata un’altra. “Non voglio dire di più per rispetto di chi sta indagando. Ma ripeto, la penna la si sostituisce. E nessuno di loro ha alzato le mani. Fa male sentire che c’è chi dice certe cose senza conoscere la storia”.













