Il mondo si divide sostanzialmente in due categorie: chi su Whatsapp ha le spunte grigie e chi ha le spunte blu. Possiamo garantire personalmente che il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha attive quelle blu, quindi quando legge un messaggio chi lo ha inviato lo sa, e in assenza di risposta ci resta ancora più male. Solidarizziamo quindi con il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ieri ha confessato il suo dolore ai microfoni di Sky Tg24: «Buttafuoco? Io gli ho scritto l’ultimo messaggio venerdì scorso», ha rivelato, «un messaggio di dissenso affettuoso ma non ho ricevuto risposta. Così siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti».

ll tema previdenziale torna a essere caldo. Le pensioni contributive, ovvero quelle calcolate in base ai contributi versati, oltre a essere inferiori a quelle retributive, come è noto, riservano una sorpresa in più, non piacevole. Gli scivoli di accompagnamento alla pensione, con strumenti quali l’isopensione e l’assegno straordinario dei fondi settoriali di solidarietà, al momento sono quasi del tutto inaccessibili ai lavoratori con l’assegno calcolato con il contributivo.

Le parole sono pietre o, almeno, possono esserlo. Per questo vanno sempre impiegate con cura. Altrimenti si rischia di risultare inopportuni, se non gravemente offensivi. Strano che un giornalista navigato come Massimo Giannini, già direttore della Stampa, abbia per un momento dimenticato questa verità così elementare per chiunque faccia informazione. Eppure è successo. È avvenuto durante un intervento del giornalista a DiMartedì, il programma condotto da Giovanni Floris su La7. Nello sferrare la sua ennesima critica all’esecutivo di Giorgia Meloni, Giannini voleva esprimere un concetto in sé pure condivisibile - un governo deve fare il suo, non tirare a campare -, ma la spiegazione non gli è riuscita benissimo, scadendo in una seria mancanza di rispetto. Vediamo perché.