Quattordici mesi di inchiesta che si è dipanata tra esami del dna, approfondimenti informatici e una nuova mappatura della scena del crimine. Ma anche raccolta di testimonianze di vecchi e nuovi protagonisti del caso, perquisizioni e intercettazioni. E ora la Procura di Pavia ritiene di avere tutti gli elementi per indicare, senza margini di dubbio, il colpevole: Andrea Sempio è l'assassino di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco per avere rifiutato l'approccio sessuale dell'amico del fratello. Ieri i pm hanno notificato all'indagato l'avviso di chiusura indagini, primo passo per una richiesta di rinvio a giudizio con atti già trasmessi a Milano che si muoverà in parallelo con l'istanza di revisione per Alberto Stasi. Che, afferma il suo avvocato Antonio De Rensis, «ha una speranza sempre più crescente, ma anche un equilibro che lo fa rimanere con i piedi per terra».

L'atto consegnato a Sempio ricalca l'invito a comparire inviato la scorsa settimana, indica il movente - «rifiuto della vittima» - e ripercorre l'aggressione in più fasi, da quando l'allora diciannovenne si intrufola a casa della ragazza approfittando dell'allarme staccato e della porta aperta per fare uscire i gatti in giardino, a quando «dopo una iniziale colluttazione colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente». Entra dopo le 9.45, è la ricostruzione degli investigatori, le si scaglia addosso con uno schiaffo tra i due divani del salotto, come si evince da tre goccioline di sangue ignorate nella prima inchiesta, lei tenta di scappare ma viene raggiunta e ferita di nuovo, trascinata per le caviglie e aggredita ancora mentre tenta di rialzarsi, infine gli ultimi colpi sui primi gradini della scala dove viene gettato il suo corpo. Quindi Sempio si ripulisce nel lavandino della cucina mai repertato, si dilegua attraverso i campi sul retro della villetta e raggiunge la casa della nonna. Sono almeno dodici le lesioni sul cranio della giovane, per Sempio l'accusa è omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti. «In tempo reale stiamo chiedendo l'accesso al fascicolo e con questo intendo le prove che hanno supportato questa pesante imputazione, la più pesante che possa esserci nel nostro sistema penale», commenta l'avvocato Liborio Cataliotti.