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Ultimo aggiornamento: 12:03

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Osman Kavala, il filantropo turco condannato all’ergastolo e in carcere da 9 anni è stato insignito del “Premio Libertà 2025” di “Liberal International”. La sua attività filantropica anche nei confronti della minoranza curda lo ha reso un bersaglio per il regime del presidente Recep Tayyip Erdogan. Condannato in seguito all’accusa di aver “organizzato la rivolta popolare di Gezi Park nel 2013 e aver tentato di rovesciare il governo turco”, rimane dietro le sbarre nonostante le sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti umani (Cedu, a cui Ankara è soggetta avendone firmato lo statuto) tra cui l’avvio nel 2022 della procedura di infrazione nei confronti della Turchia. I suoi avvocati hanno presentato una nuova domanda alla Cedu all’inizio del 2024 in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che conferma la condanna di Kavala, ma il filantropo rimane in prigione con altre due richieste pendenti presso la Corte costituzionale. Insieme a lui, altre sette persone – sindacalisti, ecologisti, urbanisti – hanno ricevuto una condanna a 18 anni per averlo presumibilmente aiutato nell’operazione. “Si tratta di un accanimento giudiziario che va avanti da troppo tempo”, sottolinea Amnesty International. Le accuse contro di lui devono essere annullate e liberato, secondo la Cedu e gli enti umanitari.