Nel 2025 in Italia sono stati installati 7 gigawatt di impianti rinnovabili (6,4 gigawatt di fotovoltaico e 612 megawatt di eolico), praticamente lo stesso livello dell’anno precedente. Secondo i numeri elaborati da Elettricità Futura, nei primi tre mesi del 2026 la capacità aggiuntiva è stata di 1,68 gigawatt (di cui 1,439 giga di fotovoltaico). Un ritmo di marcia che è troppo lento rispetto ai target previsti dal Piano nazionale energia e clima, che prevede di installare 50 giga entro il 2030: servirebbero almeno 10 giga aggiuntivi all’anno.
La lentezza della messa a terra non è legata all’inerzia degli operatori del settore, che anzi continuano a produrre progetti e ad avviare iter approvativi tanto che ad aprile 2026 la capacità ferma ai blocchi di partenza ha raggiunto 200 giga, di cui 130 di fotovoltaico e 70 di eolico. Gli ostacoli che tengono al palo la capacità di rinnovabili – e il suo effetto calmierante sul prezzo dell’energia elettrica – sono sostanzialmente due: la lentezza del permitting, legata ai tempi e alle modalità con le quali le Regioni italiane stanno recependo le regole del decreto Aree Idonee, come previste nell’ultima versione di questo provvedimento interministeriale (già impugnato al Tar e poi corretto) trasformato in norma primaria con il decreto Transizione 5.0 convertito in legge a gennaio. E poi gli strumenti regolatori come il FerX – ovvero gli incentivi – o l’Energy Release, che garantiscono un rendimento dell’investimento e rendono bancabili i progetti. Strumenti che oggi hanno tempo di elaborazione, approvazione e messa a terra troppo lunghi.







