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"Discriminatorio il limite dei 10 anni di residenza dei richiedenti asilo". Migliaia di ricorsi in arrivo
L'eredità grillina sui conti pubblici ci costerà almeno altri tre miliardi. La Corte di Giustizia europea, innescata dal tribunale di Napoli, ha confermato il suo orientamento sul Reddito di cittadinanza grillino già espresso nel 2024, demolendo definitivamente il requisito dei dieci anni di residenza per far ottenere da migranti e richiedenti asilo il bonus grillino, voluto da Giuseppe Conte (nella foto) nel 2019 e abolito da Giorgia Meloni nel 2023. Secondo i giudici - e secondo una ormai consolidata giurisprudenza Ue - questo parametro costituisce «una discriminazione indiretta» anche «nei confronti dei beneficiari di protezione internazionale», cioè di chi fa domanda d'asilo, anche in modo strumentale senza averne diritto.
Il Reddito era nato come una misura di sostegno per accompagnare i disoccupati nella ricerca di un lavoro ma soprattutto dopo la pandemia Covid si è trasformato in una rendita a cui hanno attinto migliaia di persone senza averne titolo. Ma secondo il principio di uguaglianza tra beneficiari di protezione internazionale e cittadini nazionali, questa «prestazione sociale essenziale» secondo i giudici del Lussemburgo andava data a tutti gli stranieri che ne facevano domanda, anche dicendo il falso, perché considerata una «prestazione sociale essenziale» che il diritto Ue garantisce a tutti, indipendentemente dalla durata del loro soggiorno.








