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La Corte di giustizia interviene sul caso di uno straniero con protezione sussidiaria: il sussidio revocato viola la parità di trattamento

La Corte Ue boccia l’Italia sul reddito di cittadinanza. Nel mirino dei giudici europei uno dei requisiti fissati dalla normativa italiana: i dieci anni di residenza sul territorio nazionale. Secondo le toghe, infatti, escludere dal beneficio — o revocarlo — a cittadini stranieri "beneficiari della protezione internazionale" sulla base di quel requisito "costituisce una discriminazione indiretta" che è "in linea di principio, vietata".

La decisione arriva nell’ambito della causa C-747/22, nata da un rinvio pregiudiziale sollevato da un giudice italiano. Il caso riguarda uno straniero titolare di protezione sussidiaria in Italia: l’uomo, residente legalmente in Italia dal 2011, dopo aver ottenuto il sussidio, se lo è visto revocare in seguito a un controllo amministrativo. Il motivo: non aveva maturato i dieci anni di residenza richiesti dalla legge italiana. La vicenda è stata riassunta dalla stessa Corte in una nota: "A un cittadino straniero beneficiario di protezione sussidiaria in Italia è stato revocato il 'reddito di cittadinanza’ (prestazione sociale accompagnata da un percorso di inserimento lavorativo) dopo che un controllo amministrativo ha rivelato che egli non soddisfaceva il requisito della residenza di almeno dieci anni nel territorio nazionale previsto dal diritto italiano".