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Mentre si discute del referendum sui cinque anni di residenza i giudici potrebbero stravolgere le riforme del governo
Il quesito referendario sulla cittadinanza a cinque anni rischia di essere «aggirato» dalla solita giurisprudenza creativa. Oggi e domani ci saranno i referendum popolari abrogativi previsti dall’articolo 75 della Costituzione su cinque quesiti: quattro in materia di lavoro e uno sulla cittadinanza. Il quesito chiede che di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza in Italia degli stranieri per acquisire la cittadinanza italiana, come era prima della riforma degli anni Novanta.
Secondo l’avvocato Vincenzo Conforti, specialista di Diritto internazionale, la questione della cittadinanza si intreccia con la discendenza diretta da un avo, ovvero lo «ius sanguinis». Chi vive all’estero e dimostra di avere un qualsiasi parente nato in Italia può chiedere la cittadinanza, l’esecutivo - su proposta di Forza Italia - ha intenzione di limitare a due le generazioni per evitare le truffe del passato, con false certificazioni da piccoli Comuni, aumentate considerevolmente da Argentina, Venezuela e Brasile tanto che i Consolati sono andati in tilt e si sono trovati costretti a rivolgersi alle sezioni Immigrazione dei tribunali, paralizzandoli.






