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8 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:03

Gli Stati Uniti lanciano l’operazione Project Freedom per rompere le restrizioni imposte dall’Iran nello stretto di Hormuz e Teheran torna a colpire gli Emirati Arabi Uniti. Il filo che lega i due eventi passa per il ruolo che Abu Dhabi si è ritagliata nella guerra scatenata da Usa e Israele contro la Repubblica islamica. La missione annunciata da Washington per scortare i circa 1.600 mercantili intrappolati nel Golfo Persico, poi sospesa da Trump, entra nella sua fase operativa nel mattino di lunedì 4 maggio. Poche ore dopo, le Guardie rivoluzionarie pubblicano una nuova mappa dell’area dello stretto di Hormuz che considerano sotto il loro controllo: a ovest, una linea si estende dalla punta più occidentale dell’isola iraniana di Qeshm all’emirato di Umm al Quwain, mentre a est una seconda linea unisce il monte Mobarak in Iran con Fujairah, il più grande hub petrolifero degli Emirati, tra i principali dell’intera regione, che rientra così nello specchio di mare che i Pasdaran considerano loro.

È un passaggio fondamentale. Secondo i dati di Kpler, nel 2025 Fujairah ha esportato in media oltre 1,7 milioni di barili al giorno di greggio e carburanti raffinati, circa l’1,7% della domanda mondiale giornaliera. Le sue cisterne hanno una capacità di 18 milioni di metri cubi, il che lo rende uno dei principali hub mondiali – il più grande del Medio Oriente – per lo stoccaggio di petrolio, e lo scorso anno ha esportato 7,4 milioni di metri cubi di combustibili marini, diventando il 4° hub globale dopo Singapore, Rotterdam e Zhoushan in Cina.