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Ultimo aggiornamento: 9:07
di Chiara Daina e Ferruccio Sansa
“Il profilo di sicurezza del Cardioband è impressionante”. “Il Cardioband è un sogno che diventa realtà”. Così disse, tra il 2013 e il 2016, il professor Francesco Maisano. Il cardiochirurgo italiano – molto noto anche per aver operato vip come Flavio Briatore – oggi è primario all’ospedale San Raffaele di Milano. Ma è stato accusato dall’Ospedale Universitario di Zurigo nel quale ha guidato il reparto di cardiochirurgia dal 2015 al 2020. L’ospedale ha presentato uno studio in cui si parla di un “eccesso di morti” che va da 68 a 74 casi. E ha puntato il dito su Maisano: “Le cause di questi incidenti risiedono principalmente nella nomina affrettata” da parte dei vertici dell’ospedale “dell’allora primario del reparto di cardiochirurgia nel 2015, nella sua mancanza di capacità di leadership e nei preesistenti conflitti di interesse, ma anche nella gestione inadeguata del reparto stesso”. Al centro della disputa, appunto, c’è anche l’utilizzo del Cardioband, di cui Maisano per anni ha difeso le qualità.
Una storia che ha provocato un terremoto nella sanità elvetica, ma anche scosse nel mondo della cardiochirurgia internazionale. Come riportato dalla stampa svizzera e come rivelato dal Fatto. Ma la vicenda rischia di avere ripercussioni anche in Italia. Perché Maisano guida uno dei principali reparti cardiologici italiani, al San Raffaele, appunto. Ma anche perché, come risulta da pubblicazioni internazionali in possesso dei cronisti, il Cardioband era stato applicato in Italia a cominciare dal 2014 (il professore lavorava al San Raffaele prima di trasferirsi a Zurigo). Non solo: il Cardioband è stato utilizzato successivamente anche in altre strutture italiane e, avendo ancora il marchio Ce, può ancora essere impiantato (ormai, però, secondo i dati ufficiali Gise – Gruppo Italiano Studi Emodinamici – e diversi esperti interpellati il suo utilizzo è ridotto a casi molto specifici).






