La Regione approva il “salva-sanità”, ma non senza scossoni. I partiti di centrodestra sconfessano la propria giunta, le opposizioni fanno scoppiare la bagarre in Aula. E l’assessore alla Sanità Federico Riboldi promette: «Rivedremo la vecchia delibera taglia-reparti voluta dal Pd». Dopo due giorni e mezzo di discussioni, il Consiglio ha approvato la legge sugli interventi urgenti in materia sanitaria: coperti i 209 milioni di euro di disavanzo delle Asl piemontesi. Ma, tramontate tutte le altre ipotesi messe in campo, i soldi sono stati “prelevati” da università, welfare, ambiente e trasporti: 30 milioni in meno sulle borse di studio e 14 sul funzionamento di Edisu; meno 17, 6 sui canoni idrici, 23 sul trasporto ferroviario, 32 milioni sulle politiche sociali. I tagli Ecco perché ieri mattina, le minoranze avevano ottenuto da 5 assessori la promessa che i tagli sarebbero stati ripianati entro l’estate. Ma è la carta che canta. Così, è arrivata la presentazione di un documento che avrebbe impegnato la giunta Cirio ad «assicurare il pieno ripristino delle risorse» già a partire dal «prossimo disegno di legge di assestamento di bilancio», che dovrà essere votato entro il 31 luglio. Per ottenere il parere favorevole dell’esecutivo di centrodestra, Pd, Avs, M5S e Iv hanno accettato modifiche e stralci. La polemica In Aula, però, la maggioranza ha di fatto sconfessato la propria giunta, votando contro la promessa di restituire i soldi ai capitoli “sacrificati”: «Sono investimenti nei servizi, non tagli. E gli spostamenti di fondi sono manovre necessarie per garantire la liquidità», affermano i capigruppo di FdI, FI, Lega e Lista Cirio. L’assessore Riboldi, dal canto suo, nicchia: «Per loro l’atto delle minoranze era un strumentale, ma lo scostamento verrà coperto nel secondo semestre». Poi, aggiunge: «In questi anni abbiamo assunto 4200 sanitari, diminuito le distanze sociali e dato attenzione alle fragilità: se avessimo adottato provvedimenti drastici come avvenne con la delibera 1/600, che tagliò ospedali e servizi, avremmo aumentato il fronte di chi non può accedere alla sanità pubblica». Il riferimento è al provvedimento dell’ex assessore alla Sanità Antonio Saitta che impose 3,7 posti letto ogni 1000 abitanti, soppresse reparti, concentrò specialità. «Inizierà in Aula una discussione per cambiare questo provvedimento iniquo – sottolinea ancora Riboldi – che ha spinto i cittadini verso la sanità privata; è superato, cambiano ormai numeri, esigenze e strutture». Serviranno risorse in più per questa nuova riorganizzazione? «Vedremo», conclude l’assessore alla Sanità. Opposizioni all’attacco Risponde la capogruppo dem Gianna Pentenero: «Il centrodestra governa ormai da sette anni e non può più continuare a giocare allo scaricabarile. Quel provvedimento fu una scelta coraggiosa». Per Alice Ravinale di Avs «siamo di fronte all’ennesima cambiale in bianco che la giunta Cirio chiede ai piemontesi: ci dicono che i tagli a trasporto ferroviario, persone non autosufficienti e borse di studio sono solo “momentanei”, ma a coprirli dovrebbero essere proprio dei versamenti»; per Vittoria Nallo di Iv «hanno il coraggio di chiamarlo congelamento, ma la verità è che si tratta dell’ennesimo pagherò firmato sulla pelle dei cittadini». Al “via” di Sarah Disabato del M5S, le minoranze mostrano delle grandi forbici colorate agli avversari politici, in un blitz in Aula: «Al di là delle provocazioni, restano i fatti. In 7 anni di governo la giunta Cirio non ha raggiunto alcun risultato positivo sulla sanità. Le provano tutte per negare l’evidenza. Ma quelle previste dalla variazione al bilancio sono vere e proprie sforbiciate».