«Il sogno di una Leonardo di livello mondiale». È un po’ questo per Roberto Cingolani il bilancio, ma anche il testimone da passare, nel suo ultimo giorno dei tre anni alla guida del gruppo della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza. Nella nuova era Mariani, dice, Leonardo avrà un unico tema centrale nell’affrontare la trasformazione: «La concorrenza». «Non certo la continuità manageriale». E ancora: «Se Leonardo saprà diventare una compagnia globale nel settore della sicurezza potrà essere per generazioni» un player di riferimento. «Altrimenti non saremo mai davvero indipendenti». Ogni altro tentativo dei giornalisti convocati per un congedo di sollecitare una spiegazione sul cambio, si chiude con un «no comment». Capitolo chiuso.

Restano i numeri del primo trimestre dell’anno archiviato con un risultato netto adjusted di 184 milioni, +60% rispetto allo stesso periodo del 2025. L'utile netto, in calo, non è indicativo dell'andamento perché sul confronto (-53,3% a 184 milioni) pesa la plusvalenza da 281 milioni registrata nei primi tre mesi del 2025 per la cessione a Fincantieri del business Underwater Armaments & Systems. Nei primi tre mesi dell'anno i ricavi salgono a 4,4 miliardi (+10% al netto dell'effetto cambio negativo), in crescita il risultato operativo con l'Ebita a 281 milioni (+33%), e spicca il +31% degli ordini a 9 miliardi con il portafoglio ordini che sale a 57 miliardi (+23%) anche per effetto del consolidamento di Iveco Defense Vehicle dopo l'acquisizione finalizzata a marzo. Dopo «un forte avvio» dell'anno, Leonardo ha confermato la guidance 2026 comunicata al mercato a marzo. I risultati trimestrali avrebbero consentito di valutare una revisione al rialzo degli obiettivi per Cingolani che «per correttezza», spiega, ha lasciato questa valutazione al prossimo amministratore delegato».