Milano, 7 mag. (askanews) – “Berebianco” torna a Roma sabato 23 maggio per la sua quarta edizione e riporta al centro una tipologia che in Italia continua ad avere meno spazio di quanto il mercato e la qualità ormai giustifichino: i vini bianchi capaci di evolvere bene in bottiglia. L’appuntamento è al Grand Hotel Palatino dalle 14.30 alle 22.30., dove arriveranno Cantine dai territori più vocati del Paese, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.
La manifestazione, ideata e organizzata da “Cucina & Vini”, nasce attorno a questo punto: esiste una parte importante della produzione italiana in bianco che non dà il meglio in gioventù, ma dopo qualche stagione. È il segmento su cui “Berebianco” ha scelto di costruire la propria identità, con l’obiettivo di allargare l’attenzione del pubblico e, insieme, di rafforzarla fra sommelier, enotecari e ristoratori.
Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini e ideatore della rassegna, inquadra il tema dentro l’andamento della produzione nazionale. “L’Italia storicamente ha sempre dato più importanza ai vini rossi sia in termini di qualità che di quantità prodotte” spiega, aggiungendo che “dal punto di vista dei volumi questa tradizione si è interrotta nel 2011, quando la produzione del bianco ha superato il rosso, con una produzione totale di 40,6 milioni di ettolitri, 20,4 di bianco e 20,2 di rosso, secondo i dati Istat. La forchetta, poi, è sempre cresciuta, fino a otto milioni e mezzo di ettolitri nel 2024 a sfavore dei rossi. Nei bianchi – prosegue – sono evidentemente contenuti gli spumanti che trainano, ma il dato dei rossi include anche i vini rosa. In questo contesto Berebianco si propone quale palcoscenico di quelle produzioni in bianco che si confrontano in qualità con le migliori espressioni mondiali, campionato in cui l’Italia ha sempre fatto fatica a gareggiare perché più focalizzata sui prodotti di pronta beva”.







