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Ultimo aggiornamento: 14:25
Tanto tempo fa, c’era ELIZA. Era il 1966, l’aveva scritta Joseph Weizenbaum al Mit — un programma che imitava uno psicoterapeuta restituendo le frasi del paziente in forma di domanda. “Sono triste oggi.” “Perché è triste oggi?”.
Weizenbaum era convinto che nessuno avrebbe mai potuto scambiare ELIZA per un vero analista, così come nessuno si rivolge alla propria bicicletta come se fosse un cavallo. Si sbagliava. La sua segretaria gli chiese, una sera, di uscire dalla stanza per parlare con la macchina in privato. Era nato l'”effetto ELIZA”: la tendenza umana ad attribuire profondità interiore a cose che non ce l’hanno. Lo facciamo comunemente con i nostri cani e gatti.
Sessant’anni dopo, Walter Veltroni intervista l’intelligenza artificiale “Claude” sul Corriere della Sera del Primo Maggio. Domande sul mare, sulla morte, sulla solitudine, su Trump, su HAL 9000. Risposte raffinate, letterarie, malinconicamente perfette. Veltroni si commuove. In molti si sono commossi con lui. Altrettanti hanno storto il naso parlando di un “pappagallo stocastico”, preoccupati per i giovani e per le personalità deboli.






