«Sul caso dell’hantavirus è importante evitare inutili allarmismi». In una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano torna sul caso della nave da crociera dove si sono registrati casi di contagio, evidenziando la necessità di una informazione corretta. «Le autorità sanitarie stanno facendo ciò che normalmente si fa in presenza di un focolaio internazionale: monitoraggio, informazione alle strutture di frontiera e coordinamento con gli organismi internazionali. Non siamo di fronte a una situazione assimilabile a quella vissuta con il Covid. L’hantavirus è noto da tempo e presenta modalità di trasmissione molto diverse, generalmente legate al contatto con roditori infetti. Dopo la pandemia, però, termini come 'allerta' o focolaio' hanno inevitabilmente un forte impatto emotivo sull’opinione pubblica. Per questo è fondamentale accompagnare le attività di sorveglianza sanitaria con una comunicazione equilibrata, trasparente e proporzionata al rischio reale», conclude Pregliasco.

Negli ultimi giorni il nome “Hantavirus” è tornato improvvisamente nei titoli di tutto il mondo. Il motivo? Un focolaio sospetto scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, dove si registrano diversi casi e almeno tre morti. L’OMS sta monitorando la situazione e sta indagando su una possibilità molto rara: una limitata trasmissione da uomo a uomo. Ma quindi: dobbiamo preoccuparci? Cos’è davvero l’Hantavirus? E perché gli esperti stanno seguendo il caso con così tanta attenzione?