Federica, mia paziente, aveva la necessità di avere tutto sotto controllo per consegnarsi all’amore. Il marito odiava il suo modo di programmare tutto, anche la sessualità, ma per lei il controllo era un prerequisito indispensabile per fermare il mondo esterno e avere accesso al suo mondo interno, in alternativa l’accesso al piacere le era negato.

Per Luigi, mio paziente, la sessualità era obbligatoriamente un carpe diem. Soffriva di deficit erettivo psicogeno e tutte le volte che programmava la sessualità perdeva l’erezione. L’ansia si sostituiva all’eccitazione, spodestandola, e il suo corpo si paralizzava trasformando la sessualità in un catastrofico atto amoroso.

Giuliana si immolava sull’altare sacrificale della sessualità programmata, pur non avendone né voglia né tempo. Per il marito, uomo austero e irrisolto, fare l’amore ogni cinque giorni era la condizione sine qua non per essere gentile. Niente sesso, niente gentilezze e affettuosità, nemmeno per i loro figli. Niente gite fuori porta, né pizze o cinema. Quindi, per il quieto vivere, Giuliana teneva il conto dei loro rapporti sessuali sul calendario, pur soffrendo di una forma primaria di anorgasmia (ndr.incapacità di raggiungere l'orgasmo), rinforzata dalla meccanicità della sessualità e dalla tossicità della loro relazione.