“La sua malattia aveva reso urgente ciò che avevo ignorato per anni: il desiderio di essere autentico, di amare veramente”, ci scrive quest’uomo, cui la psicologa consiglia: “Lorenzo prende atto che la vera libertà non può esistere senza assumersi delle responsabilità”
Veronica Mazza
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“Per due anni ho avuto una relazione segreta con Sara, la mia amante. All’inizio la consideravo solo un’amica speciale, era la fuga dalla routine del mio matrimonio. Non avevo alcuna intenzione di lasciare mia moglie Beatrice, pur sapendo che tra di noi le cose andassero male già da tempo. Invece di affrontare la questione, avevo preferito crearmi una storia parallela che mi facesse sentire vivo senza stravolgere la mia quotidianità”. Comincia così la mail arrivata in redazione di Lorenzo L., un uomo di 39 anni di Roma, che lavora in banca. “Sapevo che Sara era innamorata di me, eppure continuavo a vederla giustificandomi con il fatto che le avevo parlato chiaro e che sapeva che più di questo non potevamo avere. Poi, un giorno, lei ha deciso di chiudere senza spiegazioni. In quel momento ho capito quanto mi mancasse e quanto avevo represso i miei sentimenti per proteggere la mia stabilità. Quando ho scoperto che le avevano diagnosticato un cancro al seno, ho compreso quanto l’amavo e che provavo un sentimento profondo per lei”.






