Chiara ha provato a difendersi. Fino alla fine, ha lottato col suo assassino. La nuova dinamica dell’omicidio in più fasi, ricostruita dalla procura di Pavia, ribalta quella scritta nelle sentenze di condanna di Alberto Stasi, per cui ora la procura generale di Milano sta valutando una richiesta di revisione del processo. Viene fuori dall’incrocio delle consulenze volute dai pm sulle tracce di sangue e sulle impronte delle scarpe fotografate all’epoca nella villetta dei Poggi, ma anche dalle analisi condotte dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Per l’accusa, la mattina del 13 agosto del 2007, Sempio ha raggiunto la vittima per tentare un «approccio sessuale». Sapeva che a Garlasco fosse da sola, che tutta la sua famiglia fosse in vacanza in Trentino. La ventiseienne si era già svegliata, aveva spento l’allarme e fatto uscire i gatti dalla porta non più chiusa a chiave.

Una volta entrato in casa, davanti al rifiuto della vittima, Sempio l’avrebbe colpita. Prima a mani nude, vicino al divano, poi con un’arma che per i carabinieri della Omicidi del Nucleo investigativo di Milano, diretto dai comandanti Antonio Coppola e Fabio Rufino, sarebbe compatibile con il martello con la coda di rondine di cui la famiglia Poggi denunciò la scomparsa dopo il delitto. Arma che però diciannove anni dopo non è stata ritrovata. Chiara ha provato a fuggire dal portoncino di ingresso mentre l’assassino la colpiva. Ha provato in ogni modo a difendersi. Si è dimenata. È stata più volte bloccata, come dimostrerebbero anche i segni che aveva sulle caviglie oltre alle tracce di dna su due unghie di entrambe le mani. Dopo averla spinta giù dalle scale della cantina, per la procura diretta da Fabio Napoleone, Sempio si sarebbe fermato un istante. In cucina - e non in bagno - si sarebbe lavato le mani. Per gli investigatori infatti il lavabo del bagno non sarebbe mai stato utilizzato: lo dimostrerebbe l’assenza di tracce insanguinate. L’assassino lo avrebbe raggiunto solo per specchiarsi e capire quanto fosse sporco. Una traccia di sangue, invece, fu repertata all’epoca proprio sotto il lavabo della cucina dove le impronte si interrompevano all’improvviso. Perché, è stato scoperto, in realtà il tappetino in quella stanza non fu mai analizzato né sottoposto al luminol. Poi, con la mano ancora bagnata, Sempio sarebbe tornato sulle scale della taverna e si sarebbe appoggiato al muro per vedere la vittima, lasciando così la oramai nota «impronta 33», la traccia «bagnata» che il Ris già all’epoca ipotizzava fosse del killer. Gli ultimi colpi alla vittima, quelli mortali, sarebbero stati inflitti in fondo alle scale prima di fuggire e di andare a ripulirsi, secondo la ricostruzione dell’accusa, a casa della nonna, che abita a quattrocento metri dalla villetta dei Poggi. Non basta. In base alle analisi condotte da Cattaneo, le famose impronte delle scarpe dell’assassino che all’epoca inchiodarono Stasi sarebbero di fatto perfettamente compatibili col numero di Sempio, che veste la 42, 43.