I sospetti si concentrano "su 4-5 persone al massimo". E' quanto trapela da fonti investigative in merito al giallo di Pietracatella. Il cerchio, dunque, sembra cominciare a stringersi. Intanto nel pomeriggio in Questura a Campobasso sono ripresi gli interrogatori delle persone informate dei fatti. La Squadra Mobile guidata da Marco Graziano sentirà alcuni parenti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, la madre e la figlia quindicenne morte avvelenate con ricina dopo Natale. Stando a quanto si apprende, dopo il sopralluogo di ieri, la Scientifica non tornerà a breve nell'abitazione di Pietracatella per cercare tracce della sostanza.
Gli investigatori che lavorano all'inchiesta privilegiano al momento l'ipotesi che la ricina che ha provocato la morte della madre 50enne e della figlia 15enne sia stata prodotta artigianalmente attraverso la lavorazione dei semi di ricino. È quanto emerge da fonti investigative impegnate nella ricostruzione del caso coordinato dalla Procura di Larino. La pianta del ricino, utilizzata anche a scopo ornamentale, è diffusa anche in Molise ed è reperibile in vivai, orti e giardini privati. Secondo gli investigatori, la sostanza potrebbe essere stata ricavata da qualcuno con conoscenze specifiche sul veleno e sulle modalità di estrazione della tossina. In passato derivati del ricino sarebbero stati utilizzati anche in ambito agricolo per allontanare animali infestanti come topi e talpe dalle coltivazioni.








