Maternità in Italia è equilibrio precario, condizione fragile e difficoltosa tra lavoro e cura, rinuncia e desiderio. Questa la poco incoraggiante fotografia dell’XI edizione del rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia” diffuso oggi, mercoledì 6 maggio, elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children Italia. Diminuiscono le nascite – nel 2025 se ne registrano circa 355 mila con una flessione del -3,9% in un anno - e il tasso di fecondità sta a 1,14 figli per donna, al di sotto della media europea. L’età media al parto è di 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara «di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio». «Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto “Le Equilibriste denuncia” da undici anni – commenta Antonella Inverno, responsabile Ricerca e analisi dati di Save the Children Italia -. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non è inserita in percorsi di formazione». Child penality, il mercato del lavoro dopo il primo figlio Sempre che queste «condizioni adeguate» esistano davvero. Nel settore privato le madri registrano una penalizzazione che può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, nel settore pubblico è più contenuta – 5% - ma comunque resta. Gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne è l’opposto. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore, per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Nessun beneficio nemmeno con l’incremento dell’occupazione registrato degli ultimi anni: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, 0,9% per gli uomini. Le differenze territoriali sono significative: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio: tra le madri con figli minori il tasso di occupazione cresce in modo netto per le più istruite, dal 37,7% tra le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate.
Mamme equilibriste, perché le più penalizzate sono le under 30
Save the Children: «Ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare. Per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavor…









