I risultati parziali delle verifiche dell'Interpol sulla vita di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani in Uruaguay non avrebbero rilevato anomalie. I primi accertamenti consegnati alla procura generale di Milano per stabilire se il parere espresso ai fini della grazia per motivi «umanitari», avesse davvero il presupposto di un «radicale cambiamento di vita» della donna condannata in Italia, non porterebbero i magistrati a cambiare il loro orientamento. Ma gli accertamenti non sono ancora conclusi.

Intanto è l'Inau, l'istituto uruguayano per l'infanzia e l'adolescenza, ad avviare un'indagine interna per stabilire se l'adozione del bambino con problemi di salute da parte della coppia sia stata regolare. Paolo Abdala, presidente dell'ente, si era espresso con chiarezza sottolineando che gli italiani erano stati scelti rispetto a un'altra famiglia sulla base «dell'affetto e non dei soldi» e che la legge era stata rispettata. Ma adesso i criteri che hanno portato l'ente a preferire la coppia di italiani a una famiglia uruguaiana, che aveva avuto in affido il piccolo nei primi anni di vita, non sembrano così chiari. A cominciare da una denuncia per maltrattamenti a carico dell'aspirante papà sudamericano. Un atto che non compare nel fascicolo, né risulta menzionato dal ministero dell'Interno.