VIDOR (TREVISO) - Una caduta provocata dallo stato di agitazione e di alterazione in cui si trovava per il mix di sostanze stupefacenti che aveva assunto. Quella sera Alex Marangon ha fatto tutto da solo: questa era e resta la convinzione della Procura di Treviso. L’esito degli esami tossicologici effettuati su 17 dei partecipanti alla Festa del Sol de Putamayo svoltasi all’abbazia di Santa Bona di Vidor (Treviso) tra il 29 e 30 giugno 2024 ha confermato che quasi tutti avevano assunto o fatto uso in precedenza di sostanze stupefacenti (16 su 17 ayahuasca, in 7 anche cocaina), ma non ha fatto emergere, a parere dei magistrati, elementi di novità sulla dinamica della morte del barista 25enne di Marcon “volato” dal terrazzo dell’abbazia per 15 metri e trovato cadavere nel Piave due giorni dopo.

Si è trattato di una caduta accidentale, non provocata da altre persone e sulla quale ha influito il mix di droghe che il 25enne aveva in corpo quella sera (gli esami tossicologici effettuati dopo la morte avevano rivelato anche per lui tracce di ayahuasca, il decotto di erbe con effetti psicoattivi e allucinogeni usato dagli sciamani, e cocaina). La Procura, che in settimana ha intenzione di chiudere le indagini sul giallo di Vidor, è orientata dunque a confermare la ricostruzione raccontata da chi, quella sera, aveva partecipato al rito sciamanico. Praticamente tutti i partecipanti (che per la maggior parte non si conoscevano fra loro), sentiti dagli inquirenti subito dopo la tragedia, avevano fornito una simile versione dei fatti. E cioè di aver notato Alex molto agitato quella sera. Di averlo poi visto allontanarsi da solo verso la terrazza dell’abbazia e di aver sentito un tonfo provenire dallo strapiombo, oltre al rumore di rami che si spezzavano.