Sostiene l’avvocata Angela Taccia, che di Andrea Sempio diventò amica vent’anni prima di difenderlo da un’accusa di omicidio, che la scelta del silenzio davanti ai pm di Pavia è stata presa a prescindere dalla convocazione di Marco Poggi: «Perché di lui ci fidiamo. Figuriamoci. Lui sa la verità». Un patto reciproco che dura fin dai banchi delle scuole medie, dove gli adolescenti Andrea e Marco si scelsero come compagni d’avventure alla fine dei Novanta. Un legame talmente stretto da non venire mai sfiorato dall’omicidio di Chiara e dalla prima inchiesta a carico del 38enne commesso di telefonia, aperta e chiusa in tre mesi all’epoca in cui gli inquirenti di Pavia erano «dalla nostra parte». Una saldatura che conoscerà stamattina l’ultima prova, quando i due amici varcheranno lo stesso portone di tribunale e si divideranno solo nel corridoio della Procura. Per Andrea e i suoi difensori, una breve formalità. Per Marco, un lungo elenco di quesiti da affrontare senza il suo legale Francesco Compagna, ai quali non potrà sottrarsi. Molti dei quali inseriti anche nella lista preparata per l’indagato e destinata al cestino.
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