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Gli Usa preparano il salvataggio di 23mila civili bloccati nel Golfo. Poi sui rapporti con l'Italia: "Consulteremo Roma sul Libano"

“L'operazione Epic Fury è conclusa. Trump lo ha notificato al Congresso, adesso c'è l'operazione Project Freedom”: questo l’annuncio del segretario di Stato americano Marco Rubio. Nel corso dello stesso intervento, il braccio destro di Donald Trump ha chiarito la natura della nuova missione: “È chiaro e che tutti comprendano che questa non è un'operazione offensiva. Si tratta di un'operazione difensiva. E il significato di ciò è molto semplice: non si spara a meno che non siano loro a sparare per primi”. Rubio ha poi ribadito il concetto spiegando che “noi non li stiamo attaccando”: “Non lo stiamo facendo, ma se dovessero attaccare una nave, sarebbe necessario rispondere: non si spara a meno che non siano loro a sparare per primi. E finora abbiamo avuto successo in questo ambito”.

Rubio successivamente ha illustrato gli obiettivi dell’operazione: “L'obiettivo di Project Freedom è trarre in salvo quasi 23.000 civili, provenienti da 80 Paesi diversi, che sono rimasti intrappolati nel Golfo e abbandonati al loro destino dal regime iraniano”. Nel briefing con la stampa, il segretario di Stato Usa inoltre espresso una valutazione sulle attività iraniane nella regione, affermando che “le azioni dell'Iran a Hormuz sono criminali”. Riguardo all’intervento internazionale, ha sottolineato che “molte nazioni ci hanno chiesto di intervenire. E noi lo facciamo non perché ce lo hanno chiesto, ma perché siamo gli unici che possiamo”.