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Quindi, oggi…: il “cecchino” di Roma, il caso Minetti e la Champions

Ho trovato stupenda l’intervista del Corsera a Vittorino Andreoli in cui si fregia di aver allenato Romano Prodi a gestire i duelli televisivi contro Silvio Berlusconi. Dice: “Capii che doveva trovare energia, uscire dal cono di difesa, contrattaccare. Cominciammo a lavorare. Settimane di simulazioni, io impersonavo Berlusconi, aggressivo e diretto, Prodi poco per volta imparava a difendersi e così nacquero alcuni colpi che il professore imparò ad assestare, come la famosa frase: ‘Cavaliere, lei possiede sette ville e ha un solo fratello; io ho sette fratelli e in comune abbiamo una piccola villa’”. Nel 1995 ero troppo piccolo per capire. Ma dubito che Prodi abbia vinto quelle elezioni per merito dei dibattiti tv, suvvia. Anche perché, se avesse davvero imparato in quegli anni a stare in tv col ritmo giusto per battere il Cav, nelle successive elezioni non avrebbe dimostrato l’abisso comunicativo che invece è rimasto sempre tale. La verità è che, se il Professore ha battuto Berlusconi alle urne, lo deve soprattutto al vizietto di mettere tutto e il contrario di tutto insieme contro l’uomo nero. Risultato: avrà anche vinto, ma i suoi governi sono sempre durati solo da Natale a Santo Stefano.