Ippolita, Pentesilea, Antiope e le altre Amazzoni sono tornate, e hanno le sembianze delle danzatrici Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme e Vittoria Caneva. Sono guidate da Silvia Gribaudi, artista controcorrente fin dagli esordi, associata oggi al Teatro Stabile di Torino. Hanno intitolato “Amazzoni” il loro spettacolo, coprodotto da molti organismi e inserito nell’ ambito di Torinodanza Extra. Sono in scena in prima assoluta alle Fonderie Limone, da questa sera al 7 maggio e poi in tournée a Parigi, Potsdam, Castiglioncello, RomaEuropa. Di “Amazzoni” Silvia Gribaudi firma concept, regia e coreografia. Le musiche sono di Matteo Franceschini, il disegno luci di Luca Serafini, lo styling di Ettore Lombardi.

Silvia Gribaudi, lei che è un'autorevole studiosa dell'impatto sociale del corpo nelle arti performative, unito all'uso della risata come atto provocatorio che sfida le convenzioni, com'è arrivata all'antichissimo mito greco delle Amazzoni?

«Queste donne straordinarie sono archetipi sempre contemporanei. Con le cinque danzatrici, alcune anche coreografe, come Sara Sguotti, e con Francesco Dalmasso che mi assiste nella regia, abbiamo riflettuto senza sosta alle Limone (di giorno in Teatro e di sera in foresteria) sulla necessità di essere Amazzoni in questo difficile momento storico e sull’urgenza di riuscire a coniugare l’epica con il quotidiano. Su come essere irriverenti nel gesto, armoniose nel movimento ma anche forti, reattive, decise e ribelli alle imposizioni di genere e alle parole che ci ingabbiano (e spesso ci castrano), da sempre usate per definirci: madre, moglie, sorella, pazza, frigida, grassa, troppo magra, brutta, troppo bella». Lo spettacolo sa esprimere tutto questo solo con il gesto. Speriamo che si veda tutto questo, efficacemente assecondato dalla musicalità di Matteo Franceschini. Ma sia chiaro: le Amazzoni dell’antica Grecia erano guerriere, noi vogliamo essere disarmate. Quel che succede in scena sono le risposte alle domande che ci siamo poste come dettato delle improvvisazioni (secondo il metodo di Pina Bausch).